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Questo è il mio posto di avanguardia sull’estremo limite del nulla...sull'orlo di questo abisso combatto la mia battaglia

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April 28

STRAGE DI BOLOGNA: LA CIA E I SERVIZI SEGRETI SAPEVANO!

PARIGI — Carlos lo sciacallo, per la prima volta davanti a un magistrato italiano, detta la risposta in lingua francese: «La strage del 2 agosto, a Bologna, non è opera dei fascisti». Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, così come Luigi Ciavardini, i neofascisti condannati per la bomba alla stazione coi suoi 85 morti e i duecento feriti, non avrebbero nulla a che fare con la terribile esplosione al tritolo che nell’estate del 1980 sbriciolò la sala d’aspetto di seconda classe e investì il treno Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario. Ascoltato per rogatoria dal pubblico ministero bolognese Enrico Cieri, entrato alle nove di venerdì col funzionario della Digos Marotta nell’austero Palazzo di Giustizia parigino che guarda in faccia le punte della cattedrale di Notre Dame e taglia in due la Senna, il terrorista internazionale di origini venezuelane non batte ciglio e ripete: “A mettere la bomba a Bologna non sono stati né i rivoluzionari né i fascisti…”.

Allora chi è stato, insiste il magistrato aggiustandosi gli occhiali sul naso. Ma Carlos, in camicia rossa, ben sistemato nei suoi sessant’anni in arrivo il prossimo 12 ottobre, va per i fatti suoi: “Io voglio parlare davanti a una commissione ministeriale, non a un magistrato… comunque quella è roba della Cia, i servizi segreti italiani e tedeschi lo sanno bene. Il guaio è che l’Italia è una semicolonia degli Stati Uniti, ragion per cui nel vostro Paese non si possono risolvere i tanti misteri… L’Italia dal 1943 è metà pizzeria e metà bordello degli americani, per questo non si risolve nulla… e lo stesso vale per la Germania, semicolonia americana dal 1945”.

Carlos, il cui vero nome è Ilich Ramirez Sanchez, detenuto nel carcere francese di Poissy e famoso per l’assalto al quartier generale dell’Opec nel 1975, spiega anche perché “non possono essere stati i neofascisti” a mettere la bomba alla stazione di Bologna. “In quegli anni — detta — il traffico di armi ed esplosivi attraverso l’Italia era cosa soltanto nostra. Col beneplacito dei servizi italiani, coi quali noi rivoluzionari trattavamo personalmente, i compagni potevano attraversare l’Italia, così come la Grecia, con tutte le armi in arrivo da Saddam Hussein. Per questo posso certamente dire che in quei giorni mai ci sarebbe potuto sfuggire un carico di T4 grande come quello fatto esplodere a Bologna. Non sarebbe sfuggito a noi e di certo non lo potevano avere in mano i neofascisti italiani. Quel tritolo viene dai militari… Tra i rivoluzionari palestinesi e l’Ori (l’Organizzazione dei rivoluzionari internazionali, quella di Carlos, ndr) — puntualizza il terrorista — i patti con i servizi segreti italiani erano chiari: in Italia traffico di armi sì, attentati no… E noi abbiamo mantenuto la parola”. Quindi Carlos demolisce anche la tesi di Cossiga, quella dello scoppio accidentale dell’esplosivo in transito: “Conosco bene quel tritolo, non suda, non si muove… per farlo saltare serve per forza l’innesco”.

A fianco di Carlos, portato in tutta sicurezza al primo piano del tribunale circondato dalla Gendarmeria, ci sono gli avvocati Sandro Clementi e Isabelle Coutant. Con loro l’interprete Sophie Blanco. Davanti al terrorista, a far domande, stanno seduti il giudice istruttore Yves Jannier (che ha sostituito Brughier) e il pm Cieri, l’ufficiale di collegamento italiano in Francia, Forcella, e il magistrato italiano di collegamento a Parigi, Camelieri. Prima di iniziare lo sciacallo li fissa negli occhi uno per uno, prende carta e penna e chiede a ognuno di loro nome e cognome. Non tutti rispondono. A un tratto il magistrato bolognese tira fuori un album fotografico e chiede a Carlos se conosce Abu Saleh Anzeh, rappresentante in Italia del Fronte popolare per la liberazione della palestina (Fplp). Sorride, lo sciacallo.

Prima di diventare segretario a Damasco di George Abbash, Anzeh era il suo uomo delegato ai rapporti con i servizi segreti militari. “Del resto noi eravamo organizzati militarmente — spiega Carlos — per questo subito dopo lo scoppio a Bologna ho ricevuto un rapporto scritto. Noi, prima di tutti, volevamo capire cosa fosse accaduto”. A inviarlo, dice ancora, è stata Magdalena Cecilia Kop, nel 1980 una semplice militante poi diventata sua moglie, oggi ripudiata perché starebbe collaborando con il Bka, la polizia politica tedesca. “Andate a chiederlo a lei cosa c’era scritto… I servizi sapevano bene che a Bologna quel giorno c’era Thomas Kram e farlo saltare in aria con la stazione sarebbe stato come mettere la firma dei palestinesi sull’eccidio… Così l’Italia si sarebbe staccata dai palestinesi e avvicinata agli israeliani. Ma Kram (già interrogato dal pm Cieri, ndr) si è salvato e l’operazione è fallita. Thomas era braccato passo passo dagli 007… In realtà era diretto a Perugia. Perché non tutti lo sanno, ma il ‘68 non è nato a Parigi, è nato a Perugia nel 1967”.

Ciavardini e i suoi coimputati erano innocenti. I servizi italiani e la Cia invece sapevano tutto”. Parola di Carlos

February 04

TRA GLI ABISSI DI NETTUNO ....di Gabriele adinolfi

I TENTATIVI DI DEPISTAGGIO DI UNA SOCIETA' I CUI RAMPOLLI DANNO FUOCO AI POVERACCI 
 

Il razzismo lo creano gli addetti ai lavori. Parlo, ovviamente, di quella miscela di odio, terrore, fastidio e pregiudizio che viene comunemente definito razzismo con molta improprietà. Lo creano, questo “razzismo”, perché serve a esorcizzare, a non guardare in faccia la realtà.

Eppure in Italia, checché ne dicano Fini e Napolitano, di razzismo ce n'è poco; in realtà c'è qualcosa di molto peggio, indefinibile altirmenti da sfacelo esistenziale. Perché qui, come in tutto l'occidente, figlio legittimo di quel Crimine Organizzato che si è imposto con il fosforo di Dresda e le atomiche di Hiroshima e Nagasaki, non si può parlare altro che di sfacelo. Uno sfacelo progressivo che si spiega agevolmente. I primi boss della menzogna, dello sfruttamento integrale, del disprezzo dell'uomo e del cosmo, i primi guru del profitto e dell'usura, erano stati comunque educati in società più sane, talvolta in società a misura d'uomo, che però aggredirono e smembrarono con violenza. Ora comandano i loro figli, educatisi in una società alla deriva; e i loro stessi figli stanno cedendo il testimone alla generazione dei nipoti. Individui incolti, ammaestrati al non-pensiero unico, cresciuti in una società dis-sociata, privi di etica, di cultura del dovere. Questo vuoto, tanto per rassicuarci un po' tutti, viene colmato dalla violenza ideologica del “buonismo” e dall'antidoto a tutto che viene fornito ogni giorno da una dilagante ipocrisia. Ma sotto questa patina si trova soltanto gente sbandata, con psiche disturbata, con carattere non formato, priva di empatia e di senso di appartenenza. E' per questo, e non per razzismo, che la gioventù-bene si diverte a dar fuoco ai barboni. Che l'ultima vittima sia un indiano mentre la precedente era stata un italiano è un caso. Così come non è per il colore della pelle ma perché sospettato di aver rubato un cornetto che venne massacrato cinque mesi fa a Milano, Abdoul. Il che è lungi dall'essere ragione di sollievo.

Razzismo?

Sbandierare il razzismo però è necessario, è persino indispensabile. Perché? Semplicemente perché così facendo si trova una causa esterna, un agente patogeno, un pericolo da combattere, a giustificazione di un qualcosa che è molto più grave e profondo.

E poi perché conduce in un cul de sac; e siccome ogni problema sociale, culturale, morale, si trova oggi in un vicolo cieco ed è affrontato solo da incompetenti, da incapaci, da individui imbevuti di pregiudizi che si muovono a cliché, in fin dei conti questo spauracchio serve loro, eccome, per giustificare l'inerzia e l'impotenza. Una cartina di tornasole la troviamo nell'annosa questione dell'immigrazione. Che è un fenomeno economico, sociale, culturale e persino finanziario assai complesso, determinato da cause odiose, sfruttato da diverse oligarchie ed associazioni e gestito malissimo, se di gestione è lecito parlare. Imponendo l'assimilazione tra immigrazione e fraternità umana e, all'opposto, tra critica all'immigrazione e razzismo, non si fa che confondere la gente. Cui si ha un bel dire che gli immigrati sono persone per bene quando ogni giorno s'imbattono in delitti ignominiosi commessi da stranieri, ma poi si ha un bel pretendere che gli immigrati siano delinquenti quando quotidianamente s'incontrano persone oneste, lavoratrici, che si sacrificano e che danno punti a tanti “dio, patria famiglia” de' noantri.

Non sapendo se devono demonizzare o angelizzare gli immigrati, tutti sono spiazzati. Mentre basterebbe un nonnulla a superare l'impasse. Basterebbe capire come il razzismo stia nell'ideologia stessa del potere “buonista e filantropo” che produce categorie inesistenti. L'immigrato non esiste, come non esiste l'italiano. Badoglio non è Muti, Di Pietro non è Valentino Rossi, don Abbondio non è Giovanni dalle Bande Nere. Ma, con la fissazione mitologica (in positivo o in negativo) de l'immigrato non è possibile ragionare razionalmente sull'immigrazione e, quindi, si lascia vivacchiare un potere incapace e impotente che moltiplica disagi e guerre tra poveri.

Bancarotta!

Ciò produce l'effetto valanga. La stampa, che raramente è all'altezza del compito e che sempre più spesso si nutre di facili sensazionalismi, fa la parte sua. Così, imbastendo un can can sul fatto che gli stupratori di Guidonia sono romeni, suggerisce l'idea che i romeni sono stupratori. Il sillogismo è immediato, perché i ragionamenti di folla procedono sempre in questa maniera; e allora, non oso davvero immaginare cosa si pensi di tutti noi all'estero dall'otto settembre di sessantasei anni fa; del resto abbiamo dato più volte modo in seguito di confermare l'impressione che demmo allora. Il sillogismo è un meccanismo impietoso e noi non ne meritiamo assolutamente uno migliore degli altri.

La stampa, dicevo, non è all'altezza del compito ma cavalca i sentimenti del momento. E non appena l'atrocità viene commessa in senso contrario delle ultime posizioni prese, ecco che, in imbarazzo, essa enfatizza l'opposto senza alcun equilibrio e razionalità. Ed allora a Nettuno il linciaggio del barbone viene subito presentato come un delitto commesso non su un poveraccio ma su un indiano. E tutti sono soddisfatti nella fatica fatta per distrarre la mente e volgerla sulla minaccia del “razzismo in agguato”, si sentono ben sollevati dal problema di fondo, endemico, che è invece quello di una società la cui gioventù è allo sbando ogni giorno e si diverte a dar fuoco ai senza tetto. Esorcizzano con uno spettro... ma questo razzismo tramite il quale si esorcizza il demone interiore, è più artificiale, più indotto dal sistema in cui viviamo, che non reale. Purtroppo, mentre ci s'incaglia a disquisire su di esso, se ne scordano allegramente le cause e, soprattutto, così si evita di guardare le cose nella loro pienezza e di dichiarare, come sarebbe giusto, bancarotta.

Perché il fallimento dell'eldorado dei liberatori, alleati delle gangs e delle banks, è totale e a nulla servirà mascherarlo con paliativi. Siamo regerediti a livelli che la storia europea raramente conobbe.

January 03

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Nella 'giornata della collera' proclamata da Hamas, oltre 35 obiettivi palestinesi a Gaza - tra cui le abitazioni di diversi leader del movimento islamico - colpiti dai caccia israeliani e una trentina di razzi palestinesi esplosi sul territorio dello Stato ebraico sono il bilancio del settimo giorno dell'operazione Piombo fuso contro la Striscia di Gaza che ha sinora provocato almeno 425 morti e quasi 2.200 feriti mentre le vittime civili da parte israeliana sono state quattro. Tre fratellini palestinesi fra i sette e i 10 anni sono rimasti uccisi nell'esplosione di un razzo israeliano nella zona di al-Qarara (Khan Yunes, a Sud di Gaza). A quanto pare nelle loro vicinanze di trovava una postazione di lanciatori di razzi. Nei giorni scorsi a Gaza, in circostanze analoghe, si erano avute quattro vittime civili, fra cui un bambino di sei anni e un ragazzo di 15. Intanto, all'indomani dell'uccisione a Gaza di un dirigente di Hamas - lo sceicco Nizar Rayan, di cui si sono svolti gli imponenti funerali - Hamas giura vendetta, anche con attacchi suicidi e Israele attacca le case di altri esponenti del movimento. Nel bombardamento dell'abitazione di Rayan nel campo profughi di Jabalya erano rimasti uccisi anche le sue quattro mogli e 10 figli. Sette razzi di Hamas hanno invece colpito la città di Ashqelon provocando il ferimento leggero di due persone, mentre altri razzi sono stati esplosi da Gaza contro le comunita' agricole israeliane del Neghev occidentale dove non hanno fatto vittime. Le sirene sono risuonate in serata anche nella città di Sderot, subito a Nord della Striscia, dove i razzi palestinesi non avrebbero fatto vittime. Hamas aveva indetto una 'Giornata di collera' contro lo Stato ebraico e perciò il ministro israeliano della difesa Ehud Barak aveva ordinato la chiusura dei transiti fra la Cisgiordania ed Israele mentre la polizia israeliana aveva decretato lo stato di allerta nel timore che la popolazione araba inscenasse manifestazioni di protesta che puntualmente ci sono state. A Gerusalemme, al termine delle preghiere odierne in moschea, la polizia è intervenuta per disperdere un centinaio di manifestanti arabi. A Ramallah la protesta è degenerata in violenze quando sostenitori di Hamas e di Fatah - la fazione guidata dal presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) - sono arrivati allo scontro fisico. Per disperdere i manifestanti la polizia palestinese ha sparato in aria. In altre località si sono invece registrati scontri tra manifestanti e militari israeliani di guardia ai punti di transito. Intanto, sempre a Gaza, è cominciato stamani l'esodo di centinaia di stranieri che hanno lasciato la Striscia attraverso il transito di Erez. Il valico era stato chiuso con l'inizio dell'operazione 'Piombo fuso' sabato scorso. La maggior parte dei 443 stranieri residenti a Gaza sono sposati con cittadini palestinesi oppure sono figli nati da matrimoni misti e che hanno doppia nazionalità.
December 02

problema rifiuti

 

NULLA SI DISTRUGGE!

November 05

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durante questa settimana il mio contatto msn è stato rubato da dei vigliacchi che l'hanno utilizzato per attingere informazioni e fotografie per un loro ennesimo squallido progetto di spionaggio....dunque chiedo scusa a chi è stato offeso o minacciato attraverso il mio contatto...
 
 
TREMINO INFAMI ,TRADITORI E SPIE !!!!
October 13

RICORDO DEL GOVERNATORE HAIDER

Joerg_haider-juli2006
E' morto a cento all' ora, correndo come aveva vissuto: voleva tornare più in fretta a casa, e nel buio della notte la strada lo ha inghiottito. Joerg Haider, fondatore della destra radicale austriaca e massima star dei nazionalpopulisti di tutta Europa, è deceduto nelle prime ore del mattino in uno spaventoso incidente d' auto al volante della sua potente auto di servizio. E adesso, anche tra forti critiche e prese di distanze, tutti, anche gli avversari, s' inchinano a lui. Adesso che se n' è andato, tutti scoprono in lui l' austriaco più famoso del mondo. Silenzio, strade vuote, volti taciturni: così la piccola, prospera Klagenfurt che lui, governatore della Carinzia, guidava col consenso, appariva oggi, colpita dalla notizia. Persino il tassista indiano che dall' aeroporto mi conduce in città è triste: «Il razzismo è un problema, ma lui qui governava bene, incitava noi immigrati a integrarci». Tutto è accaduto in frazioni di secondo, poco dopo l' una di notte. «L' ho accompagnato di persona all' auto, l' ho salutato», racconta piangendo Stefan Petzner, il suo braccio destro. Cinquantotto anni ben portati, ipersportivo, Haider amava le auto veloci e potenti. Anche ieri sera guidava da solo la grossa, nera, Volkswagen Phaeton di servizio. Un' auto ipertecnologica, a trazione totale, sicurissima, ma non gli è bastata a salvarsi. Ha puntato verso la valle del Baerenthal, verso il comune di Feistritz a Rosental. Questo weekend con la famiglia avrebbe dovuto festeggiare il 90mo compleanno di sua madre, che era giunta apposta dall' Alta Austria dove lui era nato. Haider correva presso il villaggio di Lambichl, a circa dieci chilometri da Klagenfurt, quando, davanti al muso della sua Phaeton, si è trovato un' auto più lenta. Ha spinto a tutto gas, ha sorpassato. «Tutto indica che abbia superato il limite di 70 orari», dice il capo della polizia di Klagenfurt, Ernst Friessnegger. La strada in quel tratto non offriva la minaccia di strette curve, il tempo era eccellente, ma l' auto di Haider ha violentemente sbandato. è uscita di strada sulla destra, si è capovolta diverse volte, è andata a sbattere contro una siepe di tuie, poi contro un pilone di cemento armato, poi è tornata sulla carreggiata centrando un idrante. Gli urti violenti sono stati fatali, la pesante berlina è andata completamente distrutta. è stata la conducente dell' auto sorpassata ad avvertire immediatamente la gendarmeria. Pochi minuti dopo i soccorritori sono giunti sul posto. Hanno aperto quel che restava della Phaeton, sono rimasti inorriditi. Haider aveva gravissime ferite alla testa e al torace, e un braccio troncato dalle lamiere. Hanno provato a portarlo in ospedale, ma è morto prima di arrivarci. Adesso, tutto l' establishment austriaco che lui da decenni aveva sfidato da destra è sotto shock. «Era un politico di grandi doti e talento - ha detto il capo dello Stato austriaco, il socialdemocratico Heinz Fischer, suo avversario da una vita - era oggetto di grande approvazione ma anche di forti critiche». Cordoglio anche dal cancelliere uscente, socialdemocratico, Alfred Gusenbauer. Secondo il leader dc-conservatore Josef Proell, «era molto diverso dagli altri politici, e ciò riscuoteva molto successo». Sconvolto il suo collaboratore Petzner, che è scoppiato ripetutamente in lacrime: «Grazie Joerg, ovunque tu ti trovi ora». Per Gerhard Doerfler, vice governatore di Carinzia, «il sole è scomparso dai nostri cieli». Persino il suo ex discepolo e rivale alla guida della destra radicale, Heinz-Christian Strache, ha elogiato «gli incredibili cambiamenti di cui è stato portatore». Strache era il suo vice alla guida della Fpoe, il partito liberale trasformato da Haider in forza nazionalpopulista. Lo aveva sfidato con una svolta a destra, Haider aveva reagito con una scissione moderata. Alle ultime elezioni i due partiti divisi avevano avuto un gran successo. Se ora si riunificheranno sotto Strache, saranno più o meno alla pari con socialdemocratici e democristiani. è una svolta possibile, forse destabilizzante per l' Europa, certo un sogno che Haider ha avuto senza arrivare a vederlo da vivo. Adesso persino i media liberal lo rivalutano: «Era il simbolo dei problemi dell' Austria, perché svegliava le speranze di tanta gente», scrive Der Standard, progressista. E aggiunge: «Certo non ce lo potevamo immaginare, lui sempre in corsa, a finire la vita da tranquillo pensionato». ANDREA TARQUINI

 

Un sorpasso, uno schianto, poi di nuovo il silenzio tra i boschi. E' uscito di scena nel modo più clamoroso: quella scena di cui, nel bene e nel male, era rimasto padrone fino alla fine. E' stato, il suo, l' ultimo colpo di teatro di una vita che lo ha visto cambiar pelle a ripetizione e spesso rinascere dalle ceneri. Joerg Haider non era solo un leader. Era un Capo assoluto. Il suo partito (prima l' Fpoe, poi la Bzoe) era costruito su un robusto Fuehrerprinzip, la centralità di una leadership e il culto della personalità. Negli ultimi tempi aveva cominciato ad assomigliare a una Scientology raccolta attorno al suo Guru. Per questo era adorato e detestato, senza vie di mezzo. Era un sismografo sensibilissimo, interprete e amplificatore delle paure dell' uomo medio di fronte alle tempeste del Globale. In questo non aveva inventato niente, ma aveva fiutato con anticipo una tendenza europea. Dopo di lui la Destra anti-immigrati è esplosa in Belgio, Danimarca, Norvegia, Svizzera, Polonia, Italia. Ma chi sia stato davvero Joerg Haider - governatore della Carinzia e uomo-simbolo del nuovo corso politico in Austria - forse nemmeno gli amici più intimi l' hanno mai saputo. «Nessuno sa cosa faccia o pensi davvero» mi disse un giorno Erwin Hinterfelder, del giornale Kleine Zeitung di Klagenfurt. Sportivo, abbronzato, telegenico, sempre allenatissimo e firmato dalla testa ai piedi, nei comizi poteva contare su una presenza scenica carismatica e unica nel panorama politico al cloroformio del suo Paese. Piaceva ai giovanissimi e anche agli immigrati della seconda generazione. A suo agio tra la gente e le valli carinziane al confine con Italia e Slovenia, sapeva parlare con semplicità, non si negava a nessuno e aveva una memoria formidabile nel ricordare, anche dopo anni, chiunque avesse incontrato. Ma era anche fragile, narciso, inquieto e umorale. Spariva ripetutamente, compariva a sorpresa nel cuore della notte in posti imprevedibili, coltivava il mito di una primula rossa ubicua e inafferrabile. Nella sua valle, la Baerental - patrimonio da 15 milioni di euro ereditato da uno zio che nel '41 aveva comprato per nulla da un ebreo italiano - si vantava di dormire in quindici case differenti a seconda di come decideva all' ultimo momento. Guidava come un matto. Sono stato in macchina con lui e dopo esserne sceso ho giurato mai più. Anche nel suo entourage la guida sportiva al limite era - più che un gioco - una sfida irrinunciabile. Nel 2003 il suo porte-parole Hanspeter Petritz mi portò giù per una strada strettissima della Baerental - "la tana del lupo" - a una velocità tale che più volte mi vidi spacciato. Nel 2007 successe che il governatore della Carinzia fu beccato in mezzo a ragazzi minorenni in un locale dove l' alcol era spacciato a 99 centesimi il bicchiere. Nel marzo del 2000 il quotidiano inglese Guardian aveva scritto di una sua possibile omosessualità, e lui - allora all' apice del successo - non s' era degnato di smentire. Ma molti transfughi del suo partito, che alle politiche del 2006 raggiunse il minimo storico dei consensi, lamentarono la sua tendenza a circondarsi di pretoriani di bell' aspetto più che di uomini devoti e fedeli alla causa. Cambiava pelle continuamente, in politica come nel guardaroba. Era neoliberista e contemporaneamente garantista, uomo d' ordine e amicone da birreria. Compariva in costume tradizionale carinziano e dopo mezz' ora lo ritrovavi in giacca a vento psichedelica, poi in gessato da governatore e poi ancora in tuta da jogging. Non era rimasto un uomo del passato. Era accusato di nostalgie nazionalsocialiste ma nel suo Land governava con i "rossi" di Werner Faymann. Chiedeva tolleranza zero con i clandestini ma s' era battuto per pagare un anno di scuola materna ai figli dei neo-immigrati. Insisteva sulla detassazione del ceto medio; garantiva lauti assegni alle mamme che rinunciavano al lavoro per crescere i figli in casa. Parlava semplice. Era un populista del nuovo secolo, sapeva coniugare i temi della patria col martellamento mediatico e il liberismo darwiniano. Bossi, Fini e Berlusconi insieme. Agli inizi aveva lodato la politica occupazionale del nazismo, parlato dei campi di sterminio come "campi di punizione", reso onore alle SS e paragonato la deportazione degli ebrei a quella dei tedeschi dei Sudeti. Ben inteso, niente di peggio di quanto la destra italiana governativa dica oggi a piena voce: ma lui era austriaco come Hitler, il suo cognome iniziava per "H", e così ha attirato sul suo Paese una stagione di sanzioni e isolamento. Alla fine ha imparato a moderarsi e ha cambiato linguaggio. Ha intuito di poter riempire di contenuti di destra parole che una sinistra senza spina dorsale aveva espulso dal suo vocabolario. Diceva "federalismo" ma faceva capire "compartimentazione etnica"; diceva "ecologia", ma lasciava intendere "spazio vitale". Accusava generiche "élites finanziarie", ma a tutti era chiaro trattarsi di "complotto pluto-massonico". Le ultime elezioni, due settimane fa, l' avevano visto uscire dalla quarantena politica, e Haider, non più l' uomo nero, già fiutava grandi orizzonti, di livello europeo. Con la sua scomparsa, ora si apre in Austria un vuoto quasi impossibile da riempire. - PAOLO RUMIZ

September 16

ancora stampa e menzogne

Roma, 15 settembre 2008

L’On. Alessandra Mussolini, Presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e segretario nazionale di Azione Sociale – PdL, comunica la risposta del Ministero dell’Interno alla interrogazione n. 4-00344 presentata l’11 giugno dopo il Roma Pride 2008 del 7 giugno scorso, a seguito del quale alcuni organi di informazione riportarono la falsa notizia di una fantomatica aggressione “fascista” al corteo: “Ancora una volta viene clamorosamente smentito chi ha gridato all’aggressione fascista. Come era facile prevedere la propaganda della sinistra, sostenuta da una informazione faziosa, è stata sconfessata dalla ricostruzione della Polizia di Stato, che ha escluso presenza di simboli o, peggio, di armi tra i giovani che contestarono democraticamente il Roma Pride 2008.

Nessun contatto fisico, nessuna aggressione, niente lame né celtiche.

Insomma, ancora una volta solo menzogne.”

September 06

ATTENTATO INCENDIARIO AL CIRCOLO FUTURISTA Casal Bertone

ROMA (5 settembre) - Ieri notte la sede del circolo futurista Casal Bertone, in via degli Orti di Malabarba a Roma, ha subito un attentato incendiario. Le fiamme, denuncia l'associazione, «hanno raggiunto il primo piano della palazzina dove vivono molte famiglie». Ed inoltre, serranda e facciata della palazzina «sono state seriamente danneggiate. Solo il dispositivo antincendio non ha permesso alle fiamme di devastare tutto il locale».

Il presidente di Casa Pound Italia, Gianluca Iannone, collega l'episodio alle «scritte sulla serranda contro il responsabile del circolo Mauro Antonini» e conclude che non ci sono dubbi «sulla matrice del vile gesto: ecco i frutti avvelenati dell'odio di Russo Spena e dei suoi compagni».

Antonini si è augurato che «la stessa solidarietà mostrata nei confronti del giovane aggredito pochi giorni fa a San Paolo, venga ora espressa dal Sindaco nei nostri confronti e nei confronti di tutti gli abitanti che hanno vissuto una notte di orrore».
 
 
ecco l'ennesimo vile attacco notturno ai ragazzi del CFCB .....piena solidarietà (da parte di chi ha vissuto sulla propria pelle le stesse angherie da parte della stessa feccia senza onore)
August 10

ancora un'azione futurista a roma...

 

Mongolfiere, fumogeni e slogan
La nuova azione futurista è pro-Tibet

Nuovo blitz di Graziano Cecchini, noto per aver colorato di rosso Fontana di Trevi e aver riempito la scalinata di piazza di Spagna di palline di tutti i colori. La protesta anche contro la libertà di stampa in Cina 

Roma, 9 agosto 2008 - Poco dopo le 8 del mattino si è liberato nel cielo sopra Castel Sant'Angelo l'Obelisco del sangue e della Libertà, innalzato dal leader futurista Graziano Cecchini e da 'Casa Italia Prati' per protestare contro la libertà di stampa in Cina, per la chiusura del Laogai e per i diritti del popolo Karen.

L'obelisco, formato da 4 striscioni di 40 metri, con le scritte "Free Tibet", "Free Karen" e "Stop Laogai", è stato innalzato da tre mongolfiere, una gialla, una azzurra e una rossa. Le tre mongolfiere, predentemente caricate su due jeep e un furgone, erano state allestite fin dalle prime ore del mattino nella sede di 'Casa Italia Prati', in via Valadier.

Cecchini, ieri, aveva depistato gli organi di informazione annunciando una clamorosa iniziativa a Salemi, il piccolo comune in provincia di Trapani guidato da Vittorio Sgarbi, che ha nominato il leader di 'Azione Futurista' assessore al nulla.

Per la riuscita della quarta incusione futurista di Graziano Cecchini ha lavorato con una squadra composta da 70 persone, per 480 ore di impegno complessivo. Ai protagonisti dell'azione, viene regalato un braccialetto con i colori della millenaria cultura tibetana. Costo dell'operazione, circa 30.000 euro.

Noto alle cronache per aver colorato di rosso Fontana di Trevi e per aver riempito la scalinata di piazza di Spagna di palline di tutti i colori, Cecchini ha sottolineato l'importanza dell'occasione dei Giochi Olimpici per attirare l'attenzione sul governo di Pechino. Insieme a lui erano presenti la rappresentante delle donne tibetane in Italia, Tseten Longhini, e il presidente della Laogai Reserce Foundation Italia Tony Brandi.

July 26

:)

                                                        
 
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